Ciao Carlo, ho appena finito di leggere il tuo romanzo "Il Falsario di Reliquie" che ha vinto l'edizione 2015 del difficilissimo torneo Ioscrittore (https://www.ioscrittore.it/ Il che prevede che gli stessi autori leggano e giudichino dieci fra le altre opere in concorso. Vincitore assoluto, hai sbaragliato quasi 4.000 concorrenti. Il tuo è un romanzo che si inserisce in un filone classico, il giallo storico, ma, allo stesso tempo, ha una serie di caratteristiche originali: basato su eventi accaduti realmente, la scrittura volutamente moderna, l'accuratezza della lingua e della ricerca. Tra le righe, poi, si legge una rilettura critica della storia e della contemporaneità. Sono andata troppo oltre?

 

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Il Fattore Umano

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18/10/2018, 21:01



Liberi-professionisti-e-imprenditori-si-nasce-o-si-diventa?


 



Come molti miei amici ed ex colleghi, anche io ho affrontato la transizione dal mondo aziendale al mondo del lavoro autonomo e imprenditoriale.
Non è stato semplice da principio e non nego che, ancora oggi, ci sono dei momenti in cui rimpiango lo stipendio, i benefit, la sicurezza, il non dover combattere con beghe amministrative di ogni tipo, il non dovermi preoccupare di versare le tasse e il fatto che l’Agenzia delle Entrate non sapesse neanche dove stavo di casa mentre oggi intratteniamo una certa corrispondenza.Eppure mi sono accorta che, rispetto a molti miei conoscenti e amici ho avuto minore difficoltà ad adattarmi al nuovo modo di lavorare. Mi sono immediatamente sentita a mio agio, ero curiosa, ho cercato di esplorare il territorio, di accrescere la mia rete, di creare opportunità e mi sono dedicata ancora di più allo studio e all’aggiornamento. Non mi sono mai sentita provvisoria o precaria e, soprattutto, non mi sono mai sentita "senza lavoro" perché non dovevo andare in ufficio ogni giorno.Tanti i fattori che hanno contribuito:Mio padre era un libero professionista, dopo aver fatto vari lavori, era diventato agente di vendita, e non ho mai conosciuto un lavoratore più appassionato e felice di luiEro partita con l’idea che avrei lavorato, ma non necessariamente del posto fisso e, tra i miei fratelli, la persona che guadagnava meglio e lavorava con più soddisfazione era l’unica a non avere un impiego come dipendenteHo lavorato in vari contesti aziendali, amo la varietà e apprezzo i cambiamentiAnche se lavoravo in azienda ho sempre continuato a studiare e ad aggiornarmi, a mantenere contatti con l’esterno e a coltivare molti interessiHo sempre sentito che l’azienda per cui lavoravo mi dovesse soltanto quello che era pattuito a fronte del lavoro che facevo e non ho mai considerato il nostro un matrimonio indissolubileMa non per tutti, ovviamente, è la stessa cosa.  Le persone che hanno più difficoltà, in genere:Sia pure inconsapevolmente, tendono a identificare "lavoro" e "posto fisso" e, pur avendo una buona professionalità se non hanno un lavoro in azienda tendono a sentirsi "disoccupati"Sono vissuti in un ambiente in cui il lavoro in azienda veniva vissuto come la forma di lavoro "normale" e la sicurezza come il valore fondamentale da perseguireHanno avuto una lunga esperienza con la stessa azienda con cui hanno stabilito un rapporto non solo economico ma anche emotivoSpesso hanno dedicato tutte le proprie energie all’azienda per cui lavoravano anche a spese della vita personaleSi sono a lungo identificate col proprio ruolo quando non con uno status offerto dalla posizione in aziendaD’altro canto, a fronte di una serie di sicurezze che il lavoro dipendente offre, esistono anche una serie di vantaggi nel lavoro autonomo:Poter gestire il proprio tempo (che non vuol dire averne di più)Non essere costretti ad avere a che fare con persone che non ci piaccionoLa potenzialità di guadagnare senza il limite dello stipendioPoter scegliere di lavorare da casa o da dove si vuole per tutto o parte del tempoMaggiore libertà di scelta su mezzi e aggiornamentiA questo punto il tutto sembrerebbe ridursi al binomio sicurezza contro libertà, ma non è così semplice.Le variabili sono tante, ma quello che posso dire dopo molti anni in azienda e e nel "libero mercato" è che sia che si vada in una direzione, sia che si vada nell’altra, è un percorso di apprendimento fatto , in dosi diverse, di studio, pazienza, coraggio e passione, oltre a più di un pizzico di emozione.Ancora oggi, quello che mi manca di più dell’azienda tradizionale non sono tutte le cose che ho elencato all’inizio, ma la possibilità di incontrare ogni giorno persone con cui avevo creato, giorno dopo giorno, un legame di affetto e consuetudine.Ma se si ha la capacità di costruire relazioni solide e durature, queste troveranno il modo di farsi spazio nella nostra vita e nel nostro lavoro, qualunque sia la strada che sceglieremo di percorrere.


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