Ciao Carlo, ho appena finito di leggere il tuo romanzo "Il Falsario di Reliquie" che ha vinto l'edizione 2015 del difficilissimo torneo Ioscrittore (https://www.ioscrittore.it/ Il che prevede che gli stessi autori leggano e giudichino dieci fra le altre opere in concorso. Vincitore assoluto, hai sbaragliato quasi 4.000 concorrenti. Il tuo è un romanzo che si inserisce in un filone classico, il giallo storico, ma, allo stesso tempo, ha una serie di caratteristiche originali: basato su eventi accaduti realmente, la scrittura volutamente moderna, l'accuratezza della lingua e della ricerca. Tra le righe, poi, si legge una rilettura critica della storia e della contemporaneità. Sono andata troppo oltre?

 

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18/10/2018, 21:25



La-formazione-dei-formatori:-un-caso-collaudato-di-formazione/selezione


 



Tutto il mondo è un Teatro e tutti gli uomini e le donne non sono altro che attori. Essi hanno le loro uscite e le loro entrate. Una stessa persona, nella sua vita, rappresenta parecchie parti, poiché sette età costituiscono gli atti.
(William Shakespeare)


È davvero indispensabile distinguere tra teatro e vita, creare contesti realistici?

Esiste un contesto che possa definirsi non alterato da variabili non controllabili per l’osservatore? Forse no, ma il "train the trainers" ci prova. 
Nell’assessment l’ideale si riduce al minimo l’artificiosità del contesto: creando una situazione da osservare simile a una normale situazione vissuta, in cui non solo gli osservati si possano "dimenticare" di essere osservati ma, per certi versi, persino gli osservatori possano "dimenticarsi" che stanno osservando.
Per questo il contesto di formazione/selezione per eccellenza, finora, è stato quello della "formazione dei formatori"

Si tratta di uno schema  collaudato, che si può schematizzare in questo modo:

  • Erogazione della sessione formativa ai futuri formatori
I trainer in addestramento possono assistere alla sessione formativa, che poi dovranno erogare, generalmente una sola volta. I contenuti della stessa vengono ripartiti tra i partecipanti nei moduli che la compongono. 

  • I trainer in formazione, a loro volta, erogheranno la parte a loro assegnata al resto dell’aula

  • Commento alla prova del candidato 
Dopo che ciascuno ha fatto la propria presentazione, il gruppo e il formatore (che nelle multinazionali americane viene chiamato, con un termine a cavallo tra il fantasy e l’informatica, "Master Trainer") commentano la prova del candidato nella classica formula: "Che cosa è andato bene? Che cosa può essere migliorato?". 

  • Certificazione del formatore
Alla fine della sessione il formatore, se convinto delle esecuzioni alle quali ha potuto assistere, "certifica" il formatore come persona che può, a sua volta "istruire" sulla materia. Un’alternativa alla certificazione è un "piano di azione" e di coaching che viene assegnato all’aspirante trainer per superare potenziali criticità. La certificazione, in alcuni casi, viene condizionata al completamento di tale percorso di sviluppo. 

Parte della sessione sono anche una serie di discussioni sui contenuti e gli obiettivi stessi della formazione, dei "punti di attenzione", e dei modi per affrontare eventuali difficoltà che possano sorgere durante lo svolgimento delle classi, specialmente quando il contenuto della sessione non è di tipo esclusivamente "tecnico". Questo esempio tipico di formazione/selezione offre un paradigma interessante che, con qualche accorgimento, può essere traslato ad altri ambiti. L’idea è realizzare una situazione formativa in cui ricreare "in vivo" in modo quanto più possibile realistico le situazioni e i problemi che la persona in addestramento si troverà ad affrontare nella professione per la quale è in corso la selezione. 

A volte è solo uscendo di scena che si può capire quale ruolo si è svolto.
Stanislaw Jerzy Lec

Un altro accorgimento, e abilità del formatore/selezionatore, sarà creare un setting che faciliti l’abbandono della posizione "osservato"/"osservatore" e che si avvicini il più possibile a quella del gruppo di lavoro, tramite alcune tappe fondamentali:

  • Impostazione del modello d’intervento sulla modalità workshop
 il gruppo ha un compito da raggiungere e il trainer assume un ruolo di facilitatore dei processi del gruppo. 

  • Durante la sessione vengono introdotti strumenti di analisi e di problem solving. 
A mano a mano che questi strumenti sono introdotti e spiegati al gruppo si dà loro un "sottoproblema" su cui lavorare. 

  • Alla fine di ogni fase segue una fase cosiddetta di "debrief" nel quale si commenta quello che è accaduto e si consolida l’apprendimento.

Durante tutte queste fasi al formatore è possibile vivere in diretta il dispiegarsi delle azioni e dei comportamenti dei partecipanti, in un ambiente che non ripropone la logica teatrale del "come se", un ambiente concreto e reale dove si mettono in gioco vere dinamiche. 
E soprattutto, si può capire che ruolo abbiamo scelto di interpretare.


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