Ciao Carlo, ho appena finito di leggere il tuo romanzo "Il Falsario di Reliquie" che ha vinto l'edizione 2015 del difficilissimo torneo Ioscrittore (https://www.ioscrittore.it/ Il che prevede che gli stessi autori leggano e giudichino dieci fra le altre opere in concorso. Vincitore assoluto, hai sbaragliato quasi 4.000 concorrenti. Il tuo è un romanzo che si inserisce in un filone classico, il giallo storico, ma, allo stesso tempo, ha una serie di caratteristiche originali: basato su eventi accaduti realmente, la scrittura volutamente moderna, l'accuratezza della lingua e della ricerca. Tra le righe, poi, si legge una rilettura critica della storia e della contemporaneità. Sono andata troppo oltre?

 

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Il Fattore Umano

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25/09/2018, 16:21



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- Ciao Carlo, ho appena finito di leggere il tuo romanzo "Il Falsario di Reliquie" che ha vinto l’edizione 2015 del difficilissimo torneo Ioscrittore (https://www.ioscrittore.it/ Il che prevede che gli stessi autori leggano e giudichino dieci fra le altre opere in concorso. Vincitore assoluto, hai sbaragliato quasi 4.000 concorrenti. Il tuo è un romanzo che si inserisce in un filone classico, il giallo storico, ma, allo stesso tempo, ha una serie di caratteristiche originali: basato su eventi accaduti realmente, la scrittura volutamente moderna, l’accuratezza della lingua e della ricerca. Tra le righe, poi, si legge una rilettura critica della storia e della contemporaneità. Sono andata troppo oltre?
Ti ringrazio per i complimenti, e ancor più per aver letto con attenzione e (a quanto pare) godimento il mio romanzo. Ho narrato un episodio realmente accaduto a inizio ’500, in un convento svizzero, con uno scopo preciso: soffermarmi sugli effetti collaterali della fede. Come disse un tale, la religione è di per sé una buona cosa. È ciò che gli uomini fanno con la religione che può essere molto, molto cattivo. Nel nostro caso, una gang di domenicani vuole convincere i fedeli che la Madonna era nata anch’essa col peccato originale. Non immacolata, ma nata con un corpo sporco, peccatore e malato come quello di tutti i mortali. «Se tu prendi un libro di preghiere e lo avvolgi nella carta del macellaio» esemplifica il priore a un novizio, «non è che la carta del macellaio diventa sacra. Anzi, al contrario, è la carta che insudicia il volume.» È certo un paragone tanto divertente quanto blasfemo, ma se esce dalla bocca di un sedicente uomo di chiesa c’è da meditarci su.Vabbè, qualcuno potrà dire che si tratta di noiose disquisizioni teologiche, che pure il romanzo racconta in modo leggero e ironico. E invece, al di là dello spirito di quei tempi, quella sul dogma dell’Immacolata Concezione fu una interessantissima battaglia di pensiero. Nel corso di vari secoli essa vide l’un contro l’altro armati i seguaci di san Domenico contro quelli di san Francesco, e papi e dottori della Chiesa in dissidio e sospetto reciproco. In alcuni casi poi, come quello raccontato nel libro, i monacati di Ordini religiosi diversi se le diedero di santa ragione (anche fisicamente, menandosi nelle piazze!) non lesinando violenze e trucchi. Nel romanzo, ad esempio, i protagonisti si procurano statue che piangono sangue fasullo o reliquie impossibili (dal latte della Madonna al prepuzio di Gesucristo...), pur di colpire l’immaginazione e la credulità popolare. Il tutto per il predominio delle proprie idee, il controllo del gregge dei fedeli, lo sminuire i conventi avversari per spacciare miracoli e incassare più offerte. Vedi un po’ tu se quel che accadeva mezzo millennio fa oltre le Alpi non echeggia l’atteggiamento prevaricatorio di Santa Romana Chiesa, la quale (fin dalla fasulla donazione di Costantino, che le attribuì territori e potere temporale) in passato controllò anime e coscienze facendo ricorso a ogni mezzo, lecito e illecito...
- Tra le protagoniste femminili ci sono figure belle, piene e selvagge che, personalmente, non immaginerei nel contesto dell’epoca. Si tratta di una licenza letteraria o, anche questo è frutto della ricerca?
Belle, piene e selvagge, come dici tu, nella Storia ce ne sono sempre state, che gli uomini attorno a loro lo permettessero o meno. «Come dobbiamo comportarci, Signore, riguardo alle donne?» chiese un giorno il fedele discepolo al celebre maestro. E l’Illuminato rispose: «Le donne sono piene di passione, Ananda; le donne sono invidiose, Ananda; le donne sono stupide, Ananda. Questa è la ragione, Ananda, questa è la causa, perché le donne non hanno posto nelle pubbliche assemblee, non si occupano di affari e non si guadagnano da vivere svolgendo una professione».Sembra di leggere il misogino san Paolo e invece è il pregiudizioso Buddha. Il che, per proseguire il discorso precedente, potrebbe forse dimostrare in toto l’inaffidabilità di coloro che riconosciamo come autorevoli tramiti con il mondo dell’Invisibile e della Verità. E comunque, anche nel Falsario tale plurimillenaria ostilità nei confronti del genere femminile è presente attraverso certi atteggiamenti prevaricatori di maschi padroni. Tuttavia Silvana, figlia di un capocomico itinerante, e dunque abituata a una vita libera e mentalmente aperta, come quella di chi affrontava le piazze quotidianamente, mostra un carattere indomito, volontà e spirito di iniziativa. Anche la figlia adolescente  del protagonista, Amalia, è una ragazza energica il cui temperamento non è stato castrato da un padre gentile.Bizzarrie del romanziere non adeguate a una realtà più repressiva? Magari. Suggestioni troppo moderne che non reggerebbero a una verifica sul versante della storia e dell’antropologia? Forse. Al di là delle licenze che al romanziere sono comunque concesse, tieni presente che, meno di un secolo prima,  Christine de Pizan scrisse di questioni femminili ed è oggi considerata una vera e propria capostipite del protofemminismo. La sua attività e i suoi interessi ci dicono che anche a metà del millennio scorso l’universo delle donne, nonostante gli ostacoli del patriarcato imperante, e i modelli femminili imposti dalla società, fosse in grado di mostrare elementi di indipendenza intellettuale e di autonomia. Pur se sporadicamente alcune donne sapevano farsi sentire, benché la loro voce fosse coperta dal clamore del coro degli uomini...
- Quale ritieni sia il personaggio più riuscito del romanzo?
Come si sa, ogni autore si rispecchia in tutti i suoi personaggi, fin dentro i più umili, in qualche modo comunque funzionali alla storia narrata. E in questo non faccio eccezione. Tuttavia il medico ebreo Yoseph Cohen è una figura affascinante perché positiva, colta, umanamente ricca. Contraltare del Falsario, a cui contesta il saltabeccare truffaldino da una religione all’altra per puro spirito mercantile e, in qualche modo, di sopravvivenza, il vecchio Cohen è un sapiente che coltiva l’arte socratica del maieuta. Una "levatrice" del pensiero. Attraverso la "non imposizione di una verità", Cohen suscita le verità che chiunque ha già dentro di sé, accendendo non soltanto risposte nel suo improvvisato allievo (e in noi lettori), ma anche domande che possano illuminarci e mettere in moto il nostro atrofizzato cervello.
- Il personaggio centrale del romanzo, ha una voglia color lampone, la cosa mi ha incuriosita. Perché hai scelto di dare questo tratto?
Dopo aver ucciso Abele, affinché nessuno lo toccasse, il Padreterno munì Caino di un contrassegno. Su quale natura fosse questo segno, gli antichi commentatori ebraici discordavano. Chi sostenne che "fece splendere su di lui il sole"; chi disse che "gli affiancò un cane"; chi dichiarò che "gli fece spuntare un corno" o che forse gli tracciò in fronte la prima lettera del Nome Sacro... Sia come sia, è un fatto che da quell’evento biblico prende origine il detto popolare Guardati dai segnati da Dio. Un ammonimento, questo, che i cosiddetti "normali" o "sani" hanno usato di volta in volta per giustificare i loro pregiudizi nei confronti di deboli e "diversi": fossero disabili o fisicamente menomati (anche solo vittime di un forcipe usato maldestramente), fossero neri o albini o con occhi eterocromi, e via dicendo.Ora il mio Falsario, Rizzardo di Mospach, è un giudeo convertito al cristianesimo, e poi ritornato ebreo e poi riconvertito. Personaggio realmente esistito, è un pendolo che oscilla fra due religioni, non per credo ma per convenienza del momento. Avergli attribuito un segno appariscente -  la voglia color lampone - è un segno fornito dall’autore-creatore, segnale che però i personaggi del romanzo, impegnati a usare Rizzardo per i loro affari, non hanno alcun interesse a cogliere.
- Il tuo romanzo ha avuto un discreto successo: qual è la critica che ti ha fatto più piacere e quella che invece ti è dispiaciuta di più?
La critica che mi ha fatto felice è stata quella espressa implicitamente dai giurati del concorso, che mi han permesso di prevalere su quasi quattromila concorrenti e di farmi pubblicare, riconoscendo dunque al romanzo un qualche merito. Ironia della sorte, la critica negativa è stata quella espressa implicitamente dall’editore stesso, il quale, pur avendomi stampato, sin dall’inizio non ha mosso un dito per "spingere il prodotto". Se durante quest’anno di vita del Falsario questo loro atteggiamento noncurante, mi ha naturalmente intristito, col rimuginarci sopra ho capito alla fine che l’Editore voleva darmi un insegnamento prezioso di tipo... religioso. Proprio quella religione trattata nel mio romanzo! Mi spiego meglio. Come tutti sappiamo, quando Gesù salì sulla montagna, alla folla che lo ascoltava diede ben otto beatitudini, che rappresentano un modello per vivere da cristiano ed essere veramente felici. Però non bastavano. Infatti, una nona l’aggiunse Alexander Pope, poeta e satirico, diciassette secoli dopo. Ed è proprio questo l’ammaestramento che l’editore mi ha affidato nella sua imperscrutabile saggezza, e che io condivido con voi: "Beato colui che non si aspetta nulla, perché non sarà mai deluso".   
- Hai una grande esperienza come editor: come credi che questa tua esperienza abbia influenzato la tua storia e la tua scrittura?
Non sono un editor ma un semplice correttore di bozze. E come bozzaro, oltre a stare attento ai refusi e alla consecutio temporum, ho seguito soltanto il buonsenso e un minimo di mestiere, cercando di evitare ripetizioni, di usare sinonimi, di dare il giusto equilibrio fra implicite ed esplicite. In realtà al di là del correttore e dell’editor, quel che mi rappresenta meglio è la figura del ricercatore storico: senza il suo intervento dalle fasi preliminari (la scoperta di una storia bizzarra e inedita) fino alla stesura definitiva (ad es. nel vaglio di possibili anacronismi e dei legami intercorsi fra cose e uomini del tempo narrato) il romanziere non avrebbe avuto materiale per il suo dire. L’incontro fra i due mi pare sia stato proficuo per entrambi, se non altro perché han litigato poco nel corso della stesura del testo e alla fine han raggiunto un risultato che hanno ritenuto davvero soddisfacente... 
- Quale ti piacerebbe fosse il messaggio principale della tua storia?
Quando lo sprovveduto (apparentemente sprovveduto) investigatore del romanzo va ad ascoltare una delle figure più ricche e potenti d’Europa, si trova davanti a qualcuno che oggi potrebbe occupare le prime pagine dei giornali economici, fondare partiti o far parte del gruppo ristretto di finanzieri che, si sospetta, controllano le sorti del mondo.«Dispongo a mio piacimento di uomini e cose» dice, «perché so come funziona questo mondo. Domineddio l’ha creato, ma io l’ho capito. Lui fa girare il sole attorno alla terra, io faccio girare gli uomini come stelle e pianeti. Io non interpreto oroscopi, li creo. il denaro muove potere, il potere procura altro denaro. È sempre stato così, che a dirigere le danza ci siano faraoni o papi, gran khan, principi di Moscovia o pezzenti rivoluzionari.»Un delirio di onnipotenza, col quale ci confrontiamo ogni giorno. Perché se dalle anime pure il denaro è sempre stato visto come "sterco del diavolo", chi lo usa per corrompere, arricchirsi e costruire imperi disumani, lo adopera invece come "concime dell’uomo". Quindi il mio Falsario, più che un messaggio, con un sorriso amaro si ritrova ad annotare il fatto che passano i secoli, ma gli uomini di potere non cambiano.
- Parlando di te come persona e non solo come scrittore, artista e professionista, come credi che questa esperienza abbia influito su di te e sulla tua vita?
In maniera duplice e contraria. Per portare a termine il romanzo, con misura e leggerezza, ho faticato tanto, ma è stato un travaglio fatto di emozioni, scoperte ed entusiasmo creativo. E alla fine il libro serba tutto lo spirito, la passione e la curiosità di cui sono capace.Di contro, ho sofferto per non esser riuscito a far conoscere l’avventura del Falsario a un pubblico più vasto. Forse non ero del tutto preparato ai meccanismi editoriali di oggi, per i quali l’autore deve essere al contempo anche promotore e venditore di se stesso. Però senza il sostegno fattivo della casa editrice la tua voce si affievolisce o sparisce del tutto, e il mio editore ha per simbolo una rosa profumatissima, ma ci sono anche le spine.Vedi, un famoso autore disse che a scrivere un libro brutto si fa la stessa fatica che a scriverne uno bello. Io non dirò che il mio romanzo è bello e appassionante, ma di certo scriverlo è stato una pietra angolare della mia esistenza. Continuo a raccontare le storie bizzarre che piacciono a me, e in questo senso il Falsario mi ha regalato una consapevolezza inedita nei miei mezzi e un bel po’ di autostima in più, odorosa d’inchiostro...


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