Ciao Carlo, ho appena finito di leggere il tuo romanzo "Il Falsario di Reliquie" che ha vinto l'edizione 2015 del difficilissimo torneo Ioscrittore (https://www.ioscrittore.it/ Il che prevede che gli stessi autori leggano e giudichino dieci fra le altre opere in concorso. Vincitore assoluto, hai sbaragliato quasi 4.000 concorrenti. Il tuo è un romanzo che si inserisce in un filone classico, il giallo storico, ma, allo stesso tempo, ha una serie di caratteristiche originali: basato su eventi accaduti realmente, la scrittura volutamente moderna, l'accuratezza della lingua e della ricerca. Tra le righe, poi, si legge una rilettura critica della storia e della contemporaneità. Sono andata troppo oltre?

 

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05/03/2019, 19:01



Chi-ha-paura-dello-psicologo?-


 



Chi ha paura dello psicologo? 
 
Storie di ordinaria follia 
  "Sei una psicologa? Ah, allora comincerai ad analizzarmi!" 
  "Sei una psicologa? Povero il tuo compagno!" 
  "Sì, non sto bene, e mi sento giù, ma non mi serve uno psicologo... vado da un... coach/counsellor/massaggiatore/barista" 
Il culmine è stato un collega che mi ha raccontato: 
  "Ho una collega psicologa e psicoterapeuta, aveva problemi a lavorare, ora dice di essere una counsellor, non dice di essere psicologa e psicoterapeuta, ed è piena di clienti".  

Ma qual è il problema?

Già qual è il problema? Uno su tutti: lo psicologo è visto come legato alla malattia, non al benessere. 
C’è un’indebita sovrapposizione tra la figura dello psicologo, anche non psicoterapeuta è quello del medico, dal medico non si va, o si va poco, per mantenere il benessere, ci si va quando si sta male. Dallo psicologo, dallo psicoterapeuta, invece, non si va neanche quando si sta male, si sa quando si ha qualche rotella fuori posto. 
"Sai... sono in psicoterapia". 
  Le persone che si occupano di se stesse e che cercano un percorso di crescita potrebbero gridarlo con fierezza ai quattro venti, invece lo sussurrano, quasi vergognandosene, è più facile che parlino di quando si sono fatti leggere le carte in una palazzina della Garbatella.  

 
Lo psicologo, allora è visto come troppo competente? 

Quite the contrary, direbbero gli inglesi. Un interessante articolo di N. Susan Emeagwali "Un malinteso deprimente sulla psicologia è che non è scienza è semplice buon senso."
Eppure molti dei risultati del campo contraddicono intuizioni, miti e saggezza popolare. Nel corso degli anni, le indagini condotte sugli studenti universitari nei corsi introduttivi di psicologia hanno dato una visione del numero di persone che credono ai miti che sono stati sfatati dalla scienza psicologica. Il sessantasei percento degli studenti in uno studio del 1983 del membro della Carta APS Larry T. Brown credeva che esprimere rabbia repressa riducesse quell’emozione. "Il 45% degli studenti in uno studio del 2004 di Annette Kujawski Taylor e Patricia Kowalski riteneva che il test del poligrafo fosse un rivelatore di bugie estremamente accurato. In uno studio del 2011 del socio Fellow Daniel J. Simons e Christopher F. Chabris, il 63% degli studenti riteneva che la memoria umana funzionasse come una videocamera, registrando accuratamente gli eventi che vediamo. La cultura popolare è piena di malintesi psicologici che rendono difficile distinguere fatti dalla finzione, ha detto Lilienfeld."   

 Ma perché? 

Diversi fattori contribuiscono allo scetticismo del profano nei confronti della psicologia, tra cui "il bias del senno di poi": la tendenza a percepire i risultati come prevedibili una volta che li conosciamo. Nel 1983, la ricercatrice Daphna Baratz chiese ai laureandi di leggere 16 coppie di affermazioni che descrivevano i risultati psicologici e i loro opposti; è stato loro detto di valutare anche la probabilità con cui avrebbero potuto prevedere ogni risultato: Sia che ci avessero preso sia che non avessero indovinato, la maggior parte degli studenti ha poi detto che il presunto risultato era quello che avevano previsto. "La ricerca mostra anche che quando le scoperte psicologiche sono in conflitto con intuizioni profondamente radicate, gli individui possono risolvere quella dissonanza cognitiva respingendo l’approccio scientifico alle domande in questione attraverso la scusa dell’impotenza scientifica.Nel 2010, il ricercatore Geoffrey D. Munro ha presentato agli studenti universitari brevi descrizioni di studi che confermano o smentiscono le convinzioni secondo cui l’omosessualità è una malattia mentale. Munro ha scoperto che quando le convinzioni dei partecipanti sono state confutate, era più probabile che questi si chiedessero se l’omosessualità è suscettibile di indagine scientifica.   Altri fattori che influenzano la percezione pubblica del campo: un’illusione di comprensione delle esperienze psicologiche, in quanto la psicologia sembra più facile della fisica, della chimica e di altre scienze dure; e il riduzionismo (eliminativo) materialistico, in cui si crede che l’analisi del cervello sostituirà l’analisi psicologica nello spiegare il comportamento umano, rendendo la neuroscienza intrinsecamente più scientifica della psicologia.  

L’immagine pubblica 

Oltre alle carenze nei trattamenti clinici, il volto pubblico della psicologia è scarsamente rappresentato dalla scienza psicologica. Sebbene non ci sia carenza di psicologi nei media  raramente questi sono ricercatori. La maggior parte delle persone non sa che c’è una profonda differenza tra il test di Facebook: "Che tipo di pomodoro sei?" e un serio test psicologico. Molti dei prodotti di valutazione e assessment che ci sono in giro non hanno, agli occhi di uno psicologo serio, una validazione accettabile, ma poiché spesso vengono usati e valutati da non psicologi, nessuno se ne accorge e invadono il mercato con effetti devastanti. Un altro problema consiste nel fatto che la maggior parte dei "non addetti" non è in grado di distinguere tra un professionista della mente e l’altro, cioè gli psicologi dagli psicoterapeuti o gli psicologi dagli psichiatri. Poiché la psicologia non è considerata una scienza, non si dà il giusto valore alla preparazione in psicologia di un professionista del comportamento rispetto a un altro e non si comprende quanto la preparazione di uno psicologo può aggiungere a un intervento per affrontare problemi, raggiungere obiettivi o semplicemente affrontare meglio un momento critico.   

E allora?

È necessario anche un radicale cambiamento di cultura, gli ordini professionali dovrebbero cercare di educare i non addetti sulla differenza tra scienziati psicologi e altri professionisti e chiarire il loro sostegno a una scienza solida e al loro rifiuto della pseudoscienza.  

Parafrasando un vecchio cartone, non siamo cattivi, è che ci disegnano così. 

E voi, che pensate degli psicologi?     



Bibliografia: 


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