Ciao Carlo, ho appena finito di leggere il tuo romanzo "Il Falsario di Reliquie" che ha vinto l'edizione 2015 del difficilissimo torneo Ioscrittore (https://www.ioscrittore.it/ Il che prevede che gli stessi autori leggano e giudichino dieci fra le altre opere in concorso. Vincitore assoluto, hai sbaragliato quasi 4.000 concorrenti. Il tuo è un romanzo che si inserisce in un filone classico, il giallo storico, ma, allo stesso tempo, ha una serie di caratteristiche originali: basato su eventi accaduti realmente, la scrittura volutamente moderna, l'accuratezza della lingua e della ricerca. Tra le righe, poi, si legge una rilettura critica della storia e della contemporaneità. Sono andata troppo oltre?

 

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19/10/2018, 19:57



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Mi capita spessissimo nel mio lavoro di parlare di competenza relazionale, vorrei riassumere in sei domande e altrettante risposte i punti di discussione (e gli equivoci) che emergono più di frequente.

1. Perché relazioni e opportunità sono collegate?

Tutti ci fidiamo più delle persone che conosciamo e di una frequentazione che di un curriculum o di un colloquio. Sapere chi è qualcuno, o che questo qualcuno è stimato da qualcuno di cui ci fidiamo, avere un’idea di come si comporta anche se fuori dalla sfera lavorativa, o averci persino lavorato, sono  titoli preferenziali rispetto all’impressione che si può avere in un’intervista. E’ anche per questo che le reti informali funzionano.

2. Perché preferiamo chi conosciamo?

Le brutte sorprese potremmo averle con chiunque. Con una persona che conosciamo abbiamo la sensazione di  "rischiare" meno. Non sono queste le raccomandazioni di cui diffidare, è la naturale preferenza per persone della nostra cerchia e che in qualche modo, riteniamo affidabili 

3. Essere amici è sempre un vantaggio?

Ho degli amici cari che non raccomanderei per alcuni lavori, persone che non mi stanno simpatiche e che raccomanderei, invece, per gli stessi lavori. Spesso sottovalutiamo le competenze relazionali, ma se uno è bravissimo, e gli vogliamo anche bene, ma lavorarci assieme è una sofferenza si può finire per preferire, alla lunga, uno magari un po’ meno bravo (ovviamente non inetto) ma con cui lavorare non è un rodimento di fegato. Anche questo è naturale. Le competenze relazionali nel mondo lavoro contano. Eccome. Se penso che una persona vale e che lavorarci assieme è un piacere la raccomando a occhi chiusi. Se penso che valga ma che relazionalmente ha qualche limite, la raccomando con cautela.

4. Abilità relazionale è fare i simpaticoni?

C’è un equivoco di fondo nel pensare che possedere abilità relazionali significhi "fare i simpaticoni". Abilità relazionale consiste nel sapere come massimizzare la propria efficacia come professionista anche attraverso i comportamenti nella relazione, vuol dire sapere influenzare gli altri e saper collaborare verso un obiettivo comune, far valere il proprio punto di vista in modo costruttivo e tanto altro ancora. Anche queste sono competenze, purtroppo molto sottovalutate. Spesso, anzi, abilità relazionale consiste nell’arte dimenticata del saper ascoltare.

5. Abilità relazionale è omologazione?

Un altro equivoco è quello di pensare che avere abilità relazionale significhi omologarsi quando, invece, vuol dire tenere conto delle diversità. Ciò premesso, esistono dei codici generalmente condivisi che aumentano la probabilità di creare un ambiente più armonioso senza doversi forzare a fare i cheerleader o dover tradire la propria attitudine. Questi può voler dire mostrare un certo grado di flessibilità rispetto alle esigenze di una relazione lavorativa costruttiva nell’ambiente in cui si lavora.

6. Possiamo fare a meno della competenza relazionale (almeno un livello minimo)?

Ognuno di noi sceglie il prezzo che vuole pagare per avere qualcosa che desidera o di cui sente di aver bisogno, sicurezza economica, prestigio, la possibilità di costruire un futuro. C’è chi sceglie di dover gestire lo slalom sociale, chi di non avere malattia e ferie pagate, chi il rischio finanziario, chi di non sapere se domani lavorerà oppure no, ecc. 
Come dicono gli americani: "There’s no such thing as a free lunch"
Tutti siamo liberi di comportarci come vogliamo, l’importante è essere pronti ad accettare le conseguenze del proprio comportamento. Questo non lo dicono i guru, ce lo insegna la vita. Noi vorremmo comportarci come ci pare e ottenere i risultati che vogliamo a prescindere dalle richieste del nostro ruolo e dell’ambiente, vogliamo la botte piena e la moglie ubriaca. E questo spesso non è possibile. Possiamo decidere di non curare la nostra competenza relazionale limitando, di fatto, le nostre opportunità, esattamente come accade quando non ci curiamo un aggiornamento tecnico nella nostra professione.


 Sta a noi scegliere il prezzo che vogliamo pagare: la botte vuota o la moglie sobria?


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